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Rassegna stampa Master Bioenergia

Digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi: bibliografia

Posted by Cesare Sala su 11 marzo 2008

Copertina Volume

Segnalo la disponibilità del manuale APAT (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) sulla Digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi

Il manuale, sviluppato dall’APAT nell’ambito delle attività di supporto all’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti (ONR), verte sul trattamento della frazione organica dei rifiuti mediante digestione anaerobica, processo che consente di abbinare il recupero di materia al recupero di energia. Il testo si configura come un valido supporto agli Enti locali preposti per il rilascio delle autorizzazioni e al controllo degli impianti, nonché ai progettisti e gestori degli stessi, fornendo delle linee guida utili per la scelta progettuale e la gestione degli impianti che lavorano sul processo di digestione anaerobica.

Indice: Il processo di digestione anaerobica: elementi di base, La frazione organica dei rifiuti urbani, Applicazione industriale della digestione anaerobica dei rifiuti urbani, La progettazione degli impianti di digestione anaerobica dei rifiuti, Trattamento integrato delle acque reflue e della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, Analisi degli elementi d’impatto ambientale e misure compensative.
Il volume è disponibile unicamente in formato elettronico.

Fonte: APAT. (2005) Digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi, Manuali e Linee Guida 13/2005, pagine 178

 

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3 Risposte to “Digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi: bibliografia”

  1. salvo said

    da Salvo
    PER RICUPERARE ENERGIA DAI RIFIUTI PUTRESCIBILI
    BIOGAS PER LE FRAZIONI LIQUIDE –
    BIOSEC DA OSSIDODISTRUZIONE PER QUELLE SOLIDE
    La digestione anaerobica è una tecnologia che consente la produzione di energia da rifiuti e scarti putrescibili.
    Per ottenere l’energia occorre produrre biogas, attraverso sistemi di stoccaggio in assenza di ossigeno delle sostanze organiche da decomporre.
    Lo stoccaggio di questi materiali ed il successivo svuotamento sono eseguite con sistemi discontinui e non completamente automatizzati, il materiale solido residuato deve essere stabilizzato ulteriormente, le acque prodotte devono essere depurate.
    Le movimentazioni devono avvenire in ambienti a tenuta per evitare di immettere nell’ambiente l’elevato inquinamento odorifero che le fasi del processo di produzione del biogas e di smaltimento dei reisdui solidi e liquidi determina.
    Poichè il il fine della produzione del biogas è il recupero di energia da rifiuti liquidi o solidi, in considerazione delle problematiche di complessità delle operazioni collegate alla industrializzazione ed all’inquinamento prodotto dal processo, va attentamente valutata l’applicazione.
    In particolare si può dire che per estrarre il Biogas dalle discariche è una via obbligata e necessaria per evitare l’immissione di metano nell’ambiente e per evitare esplosioni o incendi, prodotti dall’emissione del gas metanifero.
    Per tutti i rifiuti fluidi, la movimentazione può essere automatizzata con minori emissioni inquinanti e più agevole scorrimento del rifiuto nelle celle.
    In presenza di sostanze solide da sottoporre al processo di decomposizione anaerobica, rende complicata e meno conveniente la tecnologia necessaria a produrre il biogas.
    Infatti, la movimentazione non può essere automatizzata e la frazione solida residua presenta la necessità di ulteriore stabilizzazione, così come la frazione liquida prodotta dalla fase di idrolizzazione.
    Ciò comporta fasi di criticità per le emissioni di gas maleodoranti ed inquinanti nell’ambiente.
    Tali inquinanti difficilmente possono risparmiare gli addetti ai lavori, mentre con sistemi di filtraggio, può essere impedita con opportuni sistemi la loro totale immissione nell’ambiente esterno.
    A questo proposito va precisato che i sistemi biologici di filtraggio dell’aria inquinata, inquinano a loro volta, come avviene per tutti i processi biologici.
    A nostro avviso in presenza di materiali solidi da smaltire, per ottenere un recupero energetico, esiste un’altra via molto più semplice, automatica ed esente da emissioni inquinanti di tipo liquido, solido o gassoso.
    Esiste infatti, un processo abiotico fotcatalitico cosidetto di ” ossiodidstruzione “, che in continuo stabilizza, sterilizza ed essicca materiali solidi anche con iniziale presenza di elevata percentuale di liquidi, anche l’85%, come: la frazione umida dei rifiuti, le carcasse animali, ecc.
    Nel processo di ossidodistruzione, inserito il masteriale da trattare, senza ulteriori interventi manuali si estrae “BIOSEC” perfettamente stabilizzato e sterilizzato, pronto per l’impiego come biomassa combustibile, dopo essiccazione, per la produzione di calore o di elettricità.
    Come si vede lo scopo del Biogas e BIOSEC, entrambi estratti da materiali solidi putrescibili, ottengono lo stesso scopo: produrre energia.
    Il vantaggio dell’uno e dell’altro sussiste in base all’inquinamento prodotto dallo sviluppo del processo che per l’ossidodistruzione è zero, sia nelle varie fasi, sia nel prodotto finale solido o liquido.
    Pertanto il Biogas occorre produrlo nelle discariche ed i in presenza di materiali fluidi, per i materiali solidi putrescibili è preferibile il processo abiotico fotocatlitico non inquinante come l’ossidodistruzione.
    Nella speranza di non avervi annoiato un cordiale saluto da Salvo.

  2. nico didonna said

    sto valutando la costruzione di un impianto per la produzione di compost in anaerobiosi e sono rimasto colpito dalle tue osservazioni! Approfondirò l’argomento.

  3. nico didonna said

    Sono rimasto colpito dalle osservazioni di Salvo ed ho approfondito l’argomento. Ho visitato il swito della IFIsrl che grazie ad un servizio su U-TUBE espone il ciclo produttivo ma aihmè non da indicazioni nè sui costi dell’impresa nè ancora mi contattano per un incontro in quanto come già detto in un altro commento sto investendo nel settore della produzione di energia partendo dalla digestione anaerobica della FORSU. Inoltre non mi é chiaro se si possono utilizzare come matrice i fanghi civili od industriali ottenendo gli stessi risultati.

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