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Rassegna stampa Master Bioenergia

La lezione tedesca

Posted by fabiolandorno su 7 febbraio 2008

14 milioni di CO2 risparmiate in un anno con le rinnovabili
Nel 2007 in Germania sono stati prodotti 219,4 miliardi di kWh puliti, che corrispondono al consumo energetico totale di Paesi come il Portogallo, l’Ungheria o la Norvegia. Per la produzione di energia elettrica il ricorso alle energie alternative copre già 14,3 % del fabbisogno tedesco, che è ancora molto alto. La maggior quota produttiva spetta all’eolico con 38,5 miliardi di kWh annui. In percentuale crescono molto il biogas, l’eolico e il fotovoltaico. Per quanto riguarda la mobilità i biocarburanti (biodiesel, olio di colza e bioetanolo) coprono già il 7% del fabbisogno. Secondo l’istituto BEE (Bundesverband Erneubare Energie) nel 2007 l’utilizzo fonti rinnovabili ha contribuito a ridurre le  emissioni  di 14 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti ai gas prodotti da 5 milioni di automobili o a quelle di una città grande quanto Colonia.
Fonte: www.bee-ev.de
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3 Risposte to “La lezione tedesca”

  1. Cesare Sala said

    La politica energetica in Germania sembra potere impartire lezioni anche nell’ambito della digestione anaerobica. Nel 2005 esistevano ben 2700 impianti in Germania con una potenza installata di oltre 665 MW. Operano nel settore pù di 250 SME e 6000 persone.
    Circa il 94% degli impianti di Biogas operano in codigestione (liquami zootecnici + colture energetiche + scarti organici).
    Esiste una forte incentivazione governativa, che ha fissato un prezzo dell’energia elettrica da biogas fino a 21,5 centesimi di euro/kWh per un periodo di 20 anni ed eroga anche contributi all’investimento. (Fonte: CRPA)
    Sarebbe interessante confrontare le politiche di incentivazione tedesche con quelle italiane, forse è una chiave di interpretazione.

  2. Mauro Poggi said

    2700 impianti diviso 665 MW fa 246 Kw di media.
    Io penso che oggi la differenza la faccia, più che l’incentivazione dello stato, la mentalità di chi propone.
    Sembra che, in Italia, sia impossibile che qualcuno ti proponga un impianto da meno di 1 Mw.
    Piuttosto ti dicono di andare a prendere il mais a 300 Km di distanza ma l’impianto deve essere di 1 Mw!!!
    E’ segno, secondo me, che l’impostazione data dai nostri commerciali sia non tanto verso la soddisfazione del cliente, quanto verso la soddisfazione del venditore.
    A piazzare un impianto da 1 Mw piuttosto che 5 da 200 Kw si lavora di meno e si guadagna di più!
    E se poi tra 4-5 anni i clienti che ci sono cascati non sono soddisfatti, o la ditta è fallita o qualche scusa la si troverà (non ha seguito bene le indicazioni, chi poteva immaginare la crescita dei prezzi delle materie prime, ecc…).
    Ora concludo.
    Secondo me una seconda chiave di interpretazione per spiegare la differenza tra Italia e Germania è la mentalità di chi vende.
    Là si propongono impianti su misura per le aziende agricole, qua su misura per i venditori, a costo di digestare la nonna …
    Scusatemi il macabro finale. Mauro

  3. Cesare Sala said

    La tipologia dell’offerta di impianti di Biogas in Italia, poco coerente con le caratteristiche dimensionali e produttive dei nostri allevamenti è un fattore che incide sullo sviluppo degli impianti in Italia. Grazie a Matteo per la segnalazione e del paradosso degno delle migliori pagine di Agatha Christie…
    Gli ultimi dati del 2007 dall’indagine CRPA mostrano che in Italia possiamo contare su 154 impianti che trattano effluenti zootecnici, scarti agricoli e agro-industriali e colture energetiche, ma non la frazione organica dei rifiuti urbani, di cui 44 hanno una potenza elettrica installata inferiore a 100 kWe e 14 maggiore di 1 MWe, per un totale (nei 105 impianti per cui è disponibile il dato) di circa 49 MWe installati. Quindi 467 Kw di media. I dati sembrano dar ragione a Matteo.
    Molti risultano essere gli impianti presenti in Trentino-Alto Adige (18% del totale), grazie anche ai forti incentivi della Provincia di Bolzano.

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